Romolo

 

Mitico fondatore eponimo e primo re di Roma, figlio, secondo la versione più diffusa della leggenda, di Marte e di Rea Silvia e discendente di Enea. Amulio, divenuto re di Alba Longa, dopo aver spodestato il fratello Numitore, per evitare il sorgere di legittimi eredi che potessero rivendicare il trono, ne costrinse la figlia, Rea Silvla, a divenire vergine vestale. Ma Rea Silvia, amata da Marte, generò due gemelli, Romolo e Remo, i quali, gettati nel Tevere in una cesta per ordine dello zio, vennero portati dalla corrente fino a riva, nei pressi del fico ruminale, dove furono allattati da una lupa, finché non furono raccolti e allevati dal pastore Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia.

Divenuti adulti e venuti accidentalmente a conoscenza della propria origine regale e, dell'usurpazione di Amulio, lo uccisero rimettendo sul trono Numitore. Decisero quindi di fondare essi stessi una città, di cui Romolo delimitò l'area sul Palatino, tracciando con un aratro tirato da un bue e da una vacca bianchi il solco corrispondente alla futura cerchia delle mura. La contesa sorta sulla scelta del nome della città e su chi dovesse regnarvi od originata dal gesto provocatorio di Remo, che per scherno saltò oltre il solco, si concluse con la morte dl Remo stesso, ucciso dal fratello (o dal suo luogotenente Celere).

Rimasto solo, Romolo provvide a popolare la nuova città, Roma, offrendo asilo ai fuggiaschi dalle contrade vicine e procurando loro le spose, con il rapimento delle donne Sabine durante una festa religiosa. Risolse quindi il conseguente conflitto scoppiato con i Sabini accogliendoli fra i ciittadini e associando al trono il loro re,

Tito Tazio. Infine, dopo circa quarant'anni dl regno impegnati, oltre che in fortunate imprese belliche, nell'elaborazione delle principali istituzioni politiche, militari e religiose di Roma, scomparve misteriosamente durante una tempesta, mentre passava in rivista l'esercito, assunto fra gli dei, per alcuni, ucciso dai nobili insofferenti della sua autorità, per altri. Fu comunque identificato con Quirino e, sotto tale nome, venerato come divinità protettrice di Roma.