La Magna Grecia

 

In gr. Megálé Hellás ( Grande Grecia ), zona costiera dell'Italia antica della profondità massima di 30 km, estendentesi all'incirca dal golfo di Taranto allo stretto di Messina e alla Campania fino alla foce del Volturno. Principale campo della colonizzazione di talune stirpi greche in Occidente, nella terminologia corrente comprende, spesso, la parte ellenizzata anch'essa per lo più lungo il mare, della Sicilia.

La sua denominazione, certamente posteriore al termine Italioti, è di origine incerta. Per alcuni sarebbe semplicemente dovuta al numero e alla potenza politica delle sue città nei secoli Vl e V a.C.; per altri al giudizio comparativo di quanti, avendo rapporti con la Grecia propriamente detta e con la nuova Grecia sorta sulle rive dello Ionio e del Tirreno, consideravano questa superiore per risorse naturali, floridezza economica e sviluppo culturale, e, di conseguenza, la qualificavamo con l'epiteto di megále (grande), per altri, infine, sarebbe stata introdotta nell'uso dagli stessi coloni immigrati, in contrapposizione ai loro angusti territon di provenienza.

Se è ovvio escludere una precolonizzazione delI'Italia meridionale, come di altre regioni del Mediterraneo occidentale, da parte di gruppi etnici greci nella seconda se non nella prima metà del 1l millennio a.C., bisogna però ammettere che ci siano state diverse immigrazioni, anche di notevole entità. Lo si deduce da numerose leggende mitiche di evidente substrato storico e dai reperti archeologici che hanno rivelato che in quelI'epoca esistevano stretti rapporti tra l'Italia meridionale e il bacino dell'Egeo e una forma di civiltà, sotto molti aspetti, affine.

Siffatta migrazione si interruppe, secondo lo storico fancese Jean Bérard, durante il cosiddetto medioevo greco (secc. Xll-VIIl a.C.) che aveva rotto i contatti tra l'Oriente e l'Occidente, per riprendere più vigorosa e in un ambito maggiore nell'VIII sec.

Incominciata nella prima metà dell'VIII sec. e protrattasi per tutto il secolo seguente, la colonizzazione fu determinata dalle stesse cause e si realizzò pressappoco nelle stesse forme di quella in altri paesi.

Il bisogno di nuove terre provocato dall'eccesso di popolazione, l'usuale bando dei vinti nei conflitti politici, la speranza dei malcontenti e dei derelitti in una condizione di vita migliore, lo spirito di avventura congiunto alI'allettamento di forti guadagni, ne furono i moventi principali.

Pure i coloni, etnicamente distinti o, talvolta, mescolati con elementi di stirpi affini, provennero da singole città in piccoli gruppi, sostenuti dalle proprie risorse più che dagli scarsi aiuti in armi o navi della madrepatria. Anch'essi seguirono i consigli dell'oracolo di Delfi e si scelsero fra i concittadini o ricevettero da loro un ecista, che li guido nella fondazione delle nuove città e nel trasferimento in esse delle istituzioni religiose e civili del paese d'origine.

Nelle regioni cui approdarono, ugualmente diversi furono i rapporti con le popolazioni indigene, che ora distrussero, cacciarono o asservirono, ora favorirono con attivi scambi commerciali, accogliendole, talvolta, nella propria comunità. Se il primo intento dei colonizzatori della cosiddetta Magna Grecia fu di trovare terra buona e abbondante da coltivare ben presto si volsero alle attività industriali e ai traffici con il retroterra e per mare.

In breve tempo, con uno sviluppo sorprendente sorsero numerose e popolose città-Stato, le quali, in rapporti sempre più allentati se non addirittura ostili con le rispettive metropoli, sollevate dal peso della tradizione, diedero vita, nella politica e nell'economia come nell'arte e nella filosofia a una civiltà che, inserendosi in quella ellenica, ebbe forme e caratteri propri (codificazioni di leggi, monetazione, poesia drammatica, bucolica ed epigrammatica, sculture dell'Heraion al Sele, terrecotte di Locri, filosofia eleatica e pitagorica, credenze misteriosofiche, ecc.).

Ciò che mancò loro, in conseguenza dell'innato particolarismo greco, fu un cosciente spirito di unità e di collaborazione e, nelle vicende interne, la capacità di una pacifica risoluzione dei contrasti politici e sociali. Cosicché i continui conflitti per l'egemonia e le lotte intestine, culminanti ora finirono con l'indebolire via via nel tempo anche le poleis più forti e a renderne facile la sottomissione ai Cartaginesi e ai Romani ( IV-III sec. a.C.).

La colonizzazione della Magna Grecia fu opera soprattutto di quattro grandi città due di parlata dorica (Corinto e Megara), due di parlata ionica (Calcide ed Eretria), e, in musura minore di gruppi etnici provenienti dalla Laconia, dalla Locride, da Rodi e da Creta. Secondo l'antica tradizione, la prima colonia greca sarebbe stata Cuma, in Campania, fondata dai Calcidesi, forse in unione con gli Eretriesi, trasferitisi sul continente dall'isola di Pitecusa (Ischia) dove si erano stabiliti in un primo tempo.

Da un gruppo di suoi abitanti, più tardi, trasse origine Neápolis (Napoli), già insediamento fenicio e poi rodiese col nome di Partenope cui segui nel vicino golfo di Baia Dicearchia (od. Pozzuoli) ad opera di fuorusciti di Samo (527 a.C. circa).

Ma sulla base di una cronologia più accreditata, la più antica colonia dei Calcidesi, seguiti spesso dai loro vicini Eretriesi prima della guerra lelanzia fu Nasso in Sicilia ai piedi dell'Etna (735 a.C. circa), alla quale tennero dietro Catana e Lecutini, quindi Zancle (chiamata poi Messana dagli immigrati messeni), Imera e, sul continente, Reggio. Sulle vie aperte dai Calcidesi dell'Eubea mossero i Corinzi che insediatisi nell'isoletta di Ortigia, fondarono sulla terraferma antistante Siracusa (734-733 a.C.), che, a sua volta, istitui colonie ad Acre, a Casmene e a Camarina.

Fra gli altri Dori furono assai attivi i Megaresi che si stabilirono a Megara Iblea, poi a Selinunte e a Minoa, e gli Spartani a Taranto, che dette origine a Eraclea di Lucania e forse a Gallipoli in territorio messapico, mentre Achei del Peloponneso si insediarono a Sibari, che in seguito fondò Posidonia (Paestum), Lao, Scidro, a Crotone, che dette vita a centri minori come Caulonia, Scillezio e, nell'interno, Pandosia, e infine a Metaponto (685 a.C. circa) e a Siri.

Dal canto loro i Rodiesi con la partecipazione dei Cretesi intorno al 690 a.C., stabilitisi a ovest della foce del fiume Gela, vi fondarono l'omonima città e, tre generazioni dopo (582 a.C.), Akrágas (Agrigento), la più splendida dimora dei mortali, come canta Pindaro, di importanza minore furono Locri Epizefiri l'unica colonia dovuta a genti emigrate dalla Locride, pur nella sua notevole espansione lungo le coste dello lonio e del Tirreno e Turi, colonia panellenica fondata da Pericle sulle rovine di Sibari (444-443 a.C.).

Nella colonizzazione della Magna Grecia, che costituisce nelle sue dimensioni e caratteristiche uno dei fenomeni più singolari della storia antica, operarono le qualità peculiari del popolo greco: I'intelligenza pratica e fattiva, lo spirito volitivo e aperto a tutte le esperienze e il forte senso di emulazione. Alcune delle moltissime città da loro fondate nel meridione d'ltalia divennero potenti, uguagliando se non superando la madrepatria ed influendo decisamente sul progresso dei vicini "barbari" dell'Occidente.

Cosi in Sicilia, Siracusa, pur nella gravità dei contrasti sociali e nelle continue guerre, per la potenza militare, i traffici commerciali, I'arte e la cultura fu dal Vl al VIl sec. una delle città più importanti del Mediterraneo, Agrigento, con i suoi 200.000 abitanti di cui 20.000 cittadini, nel V sec., per 1'abbondanza della sua produzione agricola e per l'allevamento del bestiame, fu una delle città più ricche e popolose del mondo greco.

Sul litorale ionico, Sibari, prima di venir distrutta da Crotone (510 a.C. circa), per la fertilità del territorio e per lo sfruttamento delle miniere d'argento e delle foreste della Sila poté accogliere una popolazione forse di 300.000 abitanti e alimentare un tenore di vita di una raffinatezza divenuta proverbiale

Taranto sviluppatasi con attività e istituzioni sciolte dai legami della tradizione spartana fece, soprattutto nel IV sec. a.C., del suo ottimo porto lo strumento di una invidiata supremazia sulle città italiote nel campo dei commerci e della navigazione.

 

L'intervento romano nella Magna Grecia.

 

Dapprima Roma, intenta ad affermare il primato nell'Italia centrale, non si occupò delle città della Magna Grecia; poi intervenne in loro aiuto per difenderle soprattutto dai montanari Italici (Apuli, Lucani Sanniti, ecc.), che ne devastavano le pianure costiere. In seguito, con il procedere della sua espansione nel meridione, entrò in conflitto con esse e prima di tutte con Taranto (282 a.C.). L'intervento di Pirro poté ritardare, ma non impedire l'occupazione romana della Magna Grecia. Subito dopo il fallimento della sua impresa Taranto si arrese (272 a.C.), seguita, nei due anni successivi, da Turi, Locri, Metaponto e Reggio, mentre le altre città via via nel tempo, furono costrette ad a;leanze variamente condizionate e all'accoglimento di coloni di stirpe italica. Con la prima guerra punica, pure la Sicilia, a lungo contesa dai Cartaginesi cadde sotto il dominio di Roma, a eccezione della parte orientale dell'isola e di Siracusa; infine anch'essa nel 212 a.C., seguita a due anni di distanza da Agrigento. Così le città della Magna Grecia, piccole e grandi, entrarono nell'ambito dell'impero che Roma stava costruendo. La perdita della libertà e della indipendenza non significò per altro la loro fine, perché continuarono a contribuire allo sviluppo della nascente cultura e letteratura latina (Nevio, Ennio, Pacuvio, ecc.) e ad essere il centro della diffusione dell'ellenismo nelle terre d'Occidente.

 

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